Home » Rosarno, Solidarietà » Andrea Mura, Nero

Andrea Mura, Nero

Nero è il colore della pelle degli abitanti di Haiti,
di quelli morti tra le macerie e di quelli sopravvissuti,
e ora tanto bisognosi d’aiuto.

Ma nero è anche il colore di molti africani,
che muoiono di fame, di sete, di stenti;
muoiono soli, silenziosamente s’accasciano; magari urlano; anzi, sicuramente lo fanno,
un urlo nero,
come quello quasimodiano della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo.
Però noi non li sentiamo.
Noi non li vogliamo sentire.
Noi, qua dove stiamo, stiamo bene.

Nero è anche il colore delle vittime della strage di Castel Volturno,
ma anche il colore della pelle degli stranieri di Rosarno,
prima sfruttati nel lavoro, poi impallinati, quindi picchiati a sprangate ed in seguito anche cacciati via in malo modo.

Nero è anche il colore dei venditori ambulanti,
che tanto evitiamo per parcheggiare sereni,
per poi entrare nel centro commerciale
dove magari comprare tanto cioccolato, anch’esso nero,
per poi di esso abbuffarci, quindi ingrassare,
spendere soldi dal dietologo,
lamentarci,
e nel mentre guardare quei tristi documentari,
che parlano di persone lontane,
di bambini scheletrici,
quasi fossero deportati di Auschwitz.

Nero è il colore di quei gatti che tanto si dice portino sfortuna,
di quel famoso “uomo”, incubo di tanti bambini italiani,
anche di quel buco spaziale in cui non si sa cosa ci sia dall’altra parte,
così pure il colore delle acque in cui pensiamo di essere ogniqualvolta c’immischiamo in un qualche guaio.

Nero non è il pene di alcuni stupratori italiani,
che per alcuni giornali sembra faccia meno male, di quello dei neri,
come se per la donna violentata il colore del membro facesse differenza,
ma forse, i giornali, i tg, i politici, magari quelli xenofobi, quelli che parlano di fucili, anch’essi a volte neri, pensano più alle dimensioni, e quindi è per questo che uno stupro fatto da un nero sembra faccia più male di quello di un bianco.

Nero è anche il colore di alcune camicie,
a cui ancora vedo pericolosamente inneggiare.

Ma loro, i neri, sono distanti. Loro, i neri che soffrono, non appartengono al nostro mondo occidentale.
Poverini.

Ora, per Haiti, giustamente, in molti si attiveranno,
raccoglieranno fondi, spediranno aiuti, anche alimentari.
Ma poi, in breve tempo, questa generosità finirà.

In breve tempo tornerà tutto alla normalità,
quelli, come detto, sono a noi lontani.
Noi abbiamo da pensare al lavoro nero, ai fondi, neri, nei paradisi fiscali,
di nuovo, al ritorno delle camicie nere, ai bianco-neri, a quegli arbitri vestiti in nero, sicuramente cornuti perché ce l’hanno contro la nostra squadra, al nero che sa di elegante ed al nero che snellisce, o magari al nero della palla da mettere in buca nel gioco del biliardo.

Non pensiamo ai neri di Rosarno, neanche a quelli di Castel Volturno,
non ai neri che vengono dal mare: quelli son solo da espellere;
né tantomeno pensiamo ai neri africani,
quelli molto lontani,
quelli che forse stanno aspettando anche loro un grande terremoto per essere notati, per essere salvati;
ma forse son semplicemente un po’abbronzati come qualcuno ha detto;
da loro, in effetti, c’è sempre il sole.

Da noi, nel nostro animo, il buio.

Nero.
Andrea Mura


Fatal error: Uncaught Exception: 12: REST API is deprecated for versions v2.1 and higher (12) thrown in /home/norazzis/public_html/wp-content/plugins/seo-facebook-comments/facebook/base_facebook.php on line 1273