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Blacks out – Un giorno senza immigrati

I giornali non arrivano alle edicole, molti bar sono chiusi, cosi’ pompe di benzina, panettieri e pizze a taglio: inizia accorgendosi di questa realta’ la giornata del cronista Valentino Delle Donne del 29 marzo, che si reca subito al giornale in cui lavora per capire cosa stia accadendo. Due notizie d’agenzia cominciano a far capire qualcosa: ”Confindustria Veneto: 60% delle fabbriche ferme”, batte l’Ansa alle 9.40 e l’Agi aggiunge ”Veneto, allarme degli industriali: ferme sei imprese su dieci”. Pare che tutti i lavoratori non italiani non si siano presentati al lavoro.

Comincia cosi’ la avvincente docu-fiction, come la chioma lui stesso, di Vladimiro Polchi su un ipotetico sciopero nazionale di tutti gli immigrati con lo slogan ‘blacks out’. Finzione e’ la giornata del protagonista e altri personaggi, suoi colleghi, familiari e conoscenti del quartiere, mentre tutti reali sono i dati sull’immigrazione, le storie di alcuni immigrati, loro interventi, lettere, interviste.

Il primo settore ad arrestarsi sarebbe quello delle costruzioni, soprattutto nelle grandi citta’, dove la manodopera straniera e’ al 50%. Poi – racconta Polchi – toccherebbe all’industria manifatturiera, tessile, metalmeccanica, alimentare, dove hanno un ruolo chiave spesso difficilmente sostituibile (come gli addetti ai forni a ciclo continuo delle ceramiche). Quindi toccherebbe all’agricoltura, dalla raccolta della frutta ai pomodori, e alla macellazione degli animali, cosi’ che comincerebbero a mancare gli approvvigionamenti nei mercati. Per non parlare di ristoranti, pizzerie, alberghi.

Infine le famiglie che potrebbero restare senza badanti, babysitter e simili, e sarebbero in grave crisi cliniche (vi lavorano centomila infermieri stranieri) e gli ospedali. Ultima notizia, possono saltare anche le partite di campionato, visto che in serie A (nel 2009) i giocatori non italiani erano 203.

Questo perche’ i lavoratori stranieri si stanno sindacalizzando (nella Cgil i delegati di origine straniera sono duemila e trecentomila gli iscritti) per tutelarsi, visto che per l’Inail corrono il doppio dei rischi d’infortunio dei lavoratori italiani e, a parita’ di mansioni, prendono sino al 40% in meno. Valentino Delle Donne, fatto il punto sui dati, cerca qualcosa su Google scopre la pagina ‘Blacks Out Italia’, tutta nera, con solo una data 20 marzo, ore 00.01, cliccando sulla quale compare la scritta: ”Per i diritti contro il razzismo, l’Italia senza immigrati”. Inevitabile quindi ricordare i tanti feriti o ammazzati da raid razzisti. Quindi il libro passa a raccontare storie di amici, come Nina, raggiunta da una telefonata allarmatissima della madre, perche’ la storica badante della sorella handicappata non si e’ presentata, poi quelle di alcuni badanti e braccianti, arrivati a suo tempo come clandestini e di cui ora alcuni gestiscono un’impresa, un negozio, un bar, magari con dipendenti italiani, oltre da essere, per esempio, i principali clienti di Poste Italiane, avere 400 conti correnti solo nelle filiali di Intesa Sanpaolo. Insomma, un paese, ma anche tutte le singole vite quotidiane dei suoi abitanti, profondamente scombussolate quando non messe in grave crisi. Un paese che farebbe bene a interrogarsi su se stesso, pare suggerire Polchi, che, a un certo punto, inserisce una pagine rivelatrice: ”Sono piccoli, di bassa statura, di pelle scura. Molti puzzano… si costruiscono baracche nelle periferie… Parlano lingue incomprensibili … usano bambini per chiedere elemosine… le nostre donne li evitano perche’ corre voce di stupri….”, che non viene dai razzisti di Rosarno, ma e’ un documento ufficiale del Congresso Americano sugli immigrati italiani, datato ottobre 1912. (ANSA).


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