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Un nuovo fenomeno letterario contro il razzismo,il web incorona Antonio Dikele Di Stefano

Sul web spopola con gli estratti del suo libro “Fuori piove , dentro pure , passo a prenderti ?”.La sua personale battaglia contro il razzismo ha sensibilizzato il popolo internauta.Ed è proprio il web che l’ha incoronato come uno degli autori che più riescono ad esprimere il complesso sentimento chiamato Amore.foto dikele foto libro dikele

 

Nel mondo dell’hip hop è conosciuto come Nashy, in arte Antonio Iam Nashy Distefano. E’ un rapper da quando aveva 12 anni ed ha già inciso diversi pezzi i cui testi traggono spunto dalle sue esperienze di vita.
Dal 2013 sta portando avanti il progetto “Primavera Araba”, duo musicale acustico insieme a Nizar Gallala, nel quale Distefano scrive i testi e canta.
Il 2014 segna il suo debutto in campo letterario con il romanzo, o forse sarebbe meglio chiamarlo una raccolta di storie, pensieri e riflessioni come suggerisce Distefano, “Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?” che ha avuto già 6000 download.
Ecco un estratto del suo libro.

-Io credo che il mondo debba essere un pianoforte e dai tasti bianchi e neri ne esca una dolce melodia. Due mani che si toccano come nella pubblicità della Ringo. Ho sempre ignorato chi dice «Al mondo siamo tutti uguali». Tenco in una canzone disse “Cara maestra un giorno mi insegnasti che a questo mondo noi siamo tutti uguali. Ma quando entrava in classe il direttore, tu ci facevi alzare tutti in piedi e quando entrava in classe il bidello, ci permettevi di restare seduti”.
Mio papà invece diceva: «Siamo tutti alla pari, ognuno di noi è uno, “0” perché lo zero non è un numero ma un punto da riempire, sta a noi decidere come…» e continuava con «…prima che arrivassero i bianchi in Africa noi eravamo cittadini. E anche se non sapevamo mangiare con le posate, non conoscevamo la fame. Oggi invece siamo solo scimmie clandestine, che vengono nel loro paese a rubare il lavoro quando loro in primis ci hanno rubato la dignità. Un giorno non ci saranno più gli stranieri, e se la prenderanno con gli omosessuali, gli obesi, i meridionali, i comunisti, le donne, i disoccupati. E quando non resterà più nessuno, se la prenderanno con loro stessi perché capiranno di meritare la solitudine». Papà meritava un abbraccio. Parlava sempre dell’Africa, di Sankarà, Lumumba, Mandela, Neto. Quand’ero piccolo diceva «Tu dovrai diventare ministro dell’istruzione
in Angola, il mondo ha bisogno di te!» credo di averlo sempre deluso, tradito, ma lui non mi ha mai rimproverato nulla. Non dimenticherò mai le sere in cui mi caricava sull’Opel e mi portava in giro. Mi narrava storie fantastiche. Era come se fossi già stato a Luanda, Accra, Lagos, Tunisi, Kinsasha. Lui mi ci portava in macchina.


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