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I racconti degli immigrati del Cara

da Repubblica.it

Hanno dormito, mangiato, hanno avuto vestiti e un alloggio riscaldato dove riposarsi e pensare al futuro: sono tranquilli ma hanno ancora negli occhi la paura e lo choc dei giorni scorsi a Rosarno i 324 immigrati africani giunti nella scorsa notte nel centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Bari-Palese. “Gli italiani ci hanno sparato addosso per strada, senza motivo, come fossimo animali”, raccontano chi in francese, chi in inglese. Solo pochi parlano italiano. Quasi tutti sono uomini (le donne sono solo due) e si stanno ordinatamente sottoponendo ai controlli di polizia per la identificazione e la verifica della regolarità dei loro documenti.

Quelli che dispongono di un permesso di soggiorno e vogliono andare via possono farlo. Gli altri potranno richiedere asilo mentre “quelli da espellere – dice il prefetto di Bari, Carlo Schilardi – andranno espulsi”. Per chi è in regola e vuole lasciare il centro, un’ottantina, la prefettura ha messo a disposizione pullman per raggiungere la stazione o altri mezzi di trasporto pubblico. Il centro si trova nell’area dell’aeroporto militare, fuori città, ospitava già oltre 300 immigrati, tra cui almeno una ventina di famiglie, e ha una capienza che può arrivare a oltre mille persone: non è perciò escluso, dice il prefetto, che nelle prossime ore si decida di inviare a Bari altri immigrati trasferiti da Rosarno.

Molti di quelli che stanno per partire intendono tornare in Calabria, dove pensano di potere trovare ancora lavoro e sperano di riscuotere le paghe arretrate che sono loro dovute. Altri sono diretti a Napoli perchè lì risiedono e hanno amici. Ma c’è anche qualcuno, come Bila, del Burkina Faso, che ha 46 anni ed è deluso e stanco di lavorare per 25 euro al giorno e pensa di ritornare a casa, dove ha moglie e figli. “Sono in Italia da dieci anni – dice – nel mio Paese facevo il cuoco. Qui lavoro in campagna dove c’è bisogno, ma dopo quello che è successo provo vergogna, piango ogni giorno, ho bisogno della mia famiglia e penso di tornare nel mio Paese”.
Mustafa è del Mali, ha 23 anni e raccontando la sua storia si agita come se fosse braccato. “Siamo nervosi – spiega – perchè quello che è successo è tremendo. Tra di noi, se scopriamo che uno ha un’arma o si comporta male interveniamo subito, chiamiamo in Africa i suoi genitori e gli diciamo di smetterla, invece nei giorni scorsi a Rosarno siamo stati aggrediti senza motivo, ci hanno sparato addosso e la polizia non ci ha difeso, anzi siamo stati accusati noi che non abbiamo fatto niente”. Mustafà è preoccupato perchè non ha il permesso di soggiorno e sa che se richiede asilo in Italia non potrà andare in altri Paesi europei. Invece vorrebbe andare in Francia dove, dice, “chi lavora come noi viene pagato 60 euro al giorno”.

Un suo connazionale si toglie il berretto e mostra sulla testa una ferita medicata: “mi hanno bastonato – dice – erano in sei e io stavo camminando per strada e non ho fatto niente”. Un altro spiega di aver lo status di rifugiato e si dice disposto a tutti i lavori, ma anche a tornare in patria: “Almeno – aggiunge – moriamo a casa”. Sam, 26 anni, liberiano, racconta anche lui scene di aggressioni subite a freddo. Lui ora si sente al sicuro, ma pensa ad un suo amico che ha perso di vista durante i disordini: “Potrebbe essere ferito o morto – dice – ma io non so più niente di lui”


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