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Licenziamenti ‘solidali’, così si è salvata la Sangemini

La storica azienda umbra che produce acque minerali non è sparita grazie ai 34 lavoratori che hanno accettato di andarsene

Sangemini

In tempi di crisi globale nel mondo del lavoro, in molti settori la solidarietà rimane l’unica arma vincente per garantirsi un posto e per non portare alla chiusura di realtà storiche. Lo dimostra il caso recente della Sangemini, storico marchio di acque minerali che ha rischiato seriamente di scomparire dopo il passaggio della proprietà al marchio Norda.

Invece i 34 lavoratori rimasti fuori dalla ristrutturazione aziendale (12 dipendenti direttamente assunti dalla Sangemini e 24 della controllata Fruit) non si sono opposti al progetti consentendo agli altri di poter così andare avanti. Un atto di responsabilità sottolineato dal segretario regionale umbro della Cgil, Mario Bravi: “La soluzione della vertenza Sangemini dimostra ancora una volta, ove ce ne fosse bisogno, il ruolo di contrattazione del sindacalismo confederale e la solidarietà vera nell’assunzione di responsabilità espressa dai lavoratori della Sangemini Fruit, ai quali dobbiamo dare una risposta”.

Come ha spiegato Stefano Mariantonini, delegato Flai Cgil della Fruit, “abbiamo deciso di firmare pur sapendo di restare fuori dalla nuova società altrimenti il concordato sarebbe saltato per tutte e tre le aziende Sangemini, Fruit e Amerino. Una scelta dettata dalla volontà di salvaguardare una realtà produttiva storica del territorio e un marchio fondamentale per l’Umbria”.

Ovviamente però adesso questi lavoratori che sono rimasti fuori dovranno essere ricollocati, compito che spetta ai sindacati ma anche alla Regione Umbria.

 


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