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Lucia Delgrosso – La banalità del razzismo

LA BANALITA’ DEL RAZZISMO
Scusa, signora, mi dispiace per il tuo occhio nero e la macchina sfasciata. Veramente. E mi dispiace anche per la paura che ti sei presa, quando hai visto avvicinarsi quegli uomini neri come i tizzoni e incazzati come le belve. Se fossi stata al tuo posto avrei avuto pa…ura anch’io e avrei cercato di difendermi, è naturale. E forse li avrei odiati. Non sto cercando una giustificazione al loro atto di violenza. Una giustificazione no, ma una motivazione sì. E c’è, lo sai anche tu che hai subito la loro violenza. Ti ho vista ad Annozero con la tua bella faccia da meridionale mezza ammaccata che sfogavi tutta la tua collera al microfono, con i fulmini nell’occhio sano e le lacrime in quello pesto. Scusami ancora, signora, se mi permetto, ma ho qualcosa da dirti. Tu mi dirai, chi sei tu per giudicare, non li hai mica passati tu quei momenti neri. Hai ragione, signora, io non ero lì e non so che cosa si prova ad essere in balia della furia che si scatena. Ma neanche tu sai che cosa si prova ad essere sfruttati. A passare le notti al freddo in mezzo ad una discarica in postacci dove si dorme per terra e senza servizi, in cui secondo le norme italiane non ci puoi tenere neanche i cani, giuro, che se ti scoprono a tenere un canile così ti denunciano. A lavarsi all’aperto a gennaio con l’acqua gelata, che se ci prova tuo marito gli se ne casca l’attrezzo per terra congelato, scusami se sono triviale. A spaccarsi la schiena 14 ore al giorno per 20 euro, perché 5 si devono dare a quello lì neanche tanto simpatico che fa il trasporto, se trasporto si può chiamare ammassare il doppio delle persone rispetto alla capienza in un pulmino sgangherato. Ad essere pestati dai caporali se solo si fiata. Ad essere impallinati da delinquenti comuni che siccome non possono fare il tiro al piccione fanno il tiro al nero. Anzi al negro. Calmati, soffoca il tuo rancore e pensa. Pensa, capito? Pensa! Te lo chiedo non solo affinchè tu provi a spiegarti perché si è scatenato l’inferno a Rosarno. Anche, ma non solo per questo, che pure è importante. Te lo chiedo per una ragione più profonda. Ascoltami. Cosa credi che sia il pensiero, signora? Il pensiero è un dialogo muto con sè stessi. Quando pensi, signora, siete isolati da tutto, tu e te stessa, ad interrogarvi su quello che accade e a come reagire. Non l’ho scoperto da sola, me l’ha insegnato Hanna Arendt, quella che ha scritto sulla banalità del male. Non sei mai sola, signora, quando sei in mezzo alla gente ci sono gli altri insieme a te, quando sei in solitudine c’è un’altra dentro te. Non farla dormire, parlaci, ti serve per pensare. Hai detto in quell’intervista ad Annozero che i neri a Rosarno sono sempre stati trattati bene, sono loro invece che si comportano male e pisciano per strada. L’ho hai detto perché ti sei limitata ad ascoltare gli altri e non hai aperto quella finestra di dialogo con te stessa. Cioè non hai esercitato il pensiero. Dire che i neri pisciano per strada è razzismo, lo sai anche tu che non c’è nessuna ragione perché il colore della pelle determini le abitudini igieniche. Dagli i cessi, ai bianchi o ai neri, e vedi se pisciano per strada. Te la ricordi quella scena di “Non ci resta che piangere” quando quello si è calato le brache e ha pisciato fuori dalla finestra. Ha tirato fuori un uccello bianco, non nero. Ma era il medioevo, i cessi non c’erano. Capisco la tua rabbia, signora, ma hai fatto un’affermazione razzista. E il razzismo è il male. Ma se tu avessi parlato con te stessa, cioè avessi esercitato il pensiero, non avresti contribuito a spargere ancora male nel mondo. Te l’ho detto prima perché. Perchè chi pensa non è solo, è in compagnia di un altro se stesso, e te e te stessa non potete convivere se una delle due coltiva il male. Puoi scappare dove ti pare, ma l’altra te stessa ce l’hai appiccicata, non le puoi sfuggire. Hai capito cos’è il male? E’ “non pensiero”, è il sonno dell’altra te stessa. Puoi essere razzista solo se le dai una botta in testa. Puoi essere razzista solo se la qualità del tuo pensiero è bassa. Solo se sei banale. Magari il male che c’è nel mondo fosse dovuto solo ai criminali più efferati. Basterebbe prenderli, rinchiuderli e buttare via la chiave. E invece i guai veri li fanno i mediocri, quelli che non pensano, quelli che si fermano alla superficie. Gli indifferenti. Non verso gli altri, ma verso la voce che gli parla dentro. Ecco perché ci dobbiamo squotere dall’indifferenza. Per il1 marzo è indetto uno sciopero degli stranieri. Vogliono riconosciuti i loro diritti. Pensa, e ti accorgerai che non c’è ragione per cui chi contribuisce per oltre il 9% al PII dell’Italia si rassegni ad essere considerato cittadino inferiore. Non saranno soli, insieme a loro ci saranno gli Italiani che pensano, i non indifferenti. Lo so, signora, che per te magari adesso è presto. Ti guardi allo specchio e vedi il tuo occhio nero. Ma prima o poi è meglio che chiami l’altra te stessa e ti ci fai due chiacchiere. Se lo farai, il 1 marzo, insieme a noi, ci potresti essere anche tu. Scusami ancora se mi sono permessa.

Lucia Delgrosso


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