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Milano, il padre non vuole mantere il figlio perchè omosessuale

Un padre milanese ha deciso di non sostenere il figlio agli studi perchè gay, il suo commento è stato laconico: “può battere”

omofobiaSempre più spesso l’omofobia si associa alla parola ignoranza e insensibilità, e sempre più spesso ci chiediamo se gli omofobi siano realmente delle persone capaci di intendere. Questo però deve farci riflettere sulle condizioni che molti omosessuali sono costretti a vivere nel quotidiano e nelle loro vite lontane dai riflettori mediatici. La storia di Giuseppe (lo chiameremo cosi) è davvero brutta ed è intrisa dei peggiori luoghi comuni.

La città è la modernissima Milano, e la storia inizia con uno dei tantissimi casi di divorzio in cui a farne le spese sono spesso i figli, in questo caso un figlio appena ventenne. Le udienze di separazione vanno avanti già da un pò, e il giudice quantifica un assegno per il mantenimento di Luca.
Al tribunale si presenta proprio Luca e davanti al giudice dichiara che il padre non sta più versando quell’assegno mensile. Un assegno che dovrebbe consentire a Luca di studiare. Fin qui è una storia che si ripete purtroppo molto tristimente, ma quello che dichiara Luca al giudice è veramente qulcosa di sconvolgente.
Il motivo per il quale il padre non versa l’assegno è che Luca è omosessuale e per questo motivo “può tranquillamente procurarsi i soldi, battendo per strada”.
Una testimonianza shock, che fa piombare la modernissima Milano nel più oscuro medioevo intellutale.

Mio padre – ecco le parole di Luca – mi discrimina perché sono gay. Non versa l’assegno mensile a mia madre perché non vuole aiutarmi negli studi. In realtà, mio padre non mi ha mai accettato da quando a 18 anni gli ho detto che sono gay, mi ha risposto: ‘Sei un fr*cio? Allora puoi andare a battere…’ Papà mi ha sempre ripetuto che devo arrangiarmi”.
Molti si sono mobilitati nella schiera degli amici e parenti, e grazie anche all’aiuto di una amica di famiglia, oggi Luca può ancora studiare.
La situazione è stata certamente traumatizzante per il ragazzo che anche contro il volere della madre ha deciso di presentare una formale denuncia per discriminazione.
La nostra speranza è che in merito all’omofobia ci sia molta più informazione, in modo da non ritrovarci a raccontare storie dove il comune denominatore è l’ignoranza.


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