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Quando i migranti sono più sani di noi

«DOTTORE NON SARÀ PERICOLOSO?» -«In ospedale, nelle camere di degenza o nelle sale d’attesa degli ambulatori medici, quando è presente un immigrato sono stato più volte avvicinato da pazienti italiani che, sottovoce, mi hanno chiesto: «Dottore, non sarà pericoloso? Chissà quali malattie avrà. Chissà quali malattie ci trasmetterà», racconta Guglielmo Meregalli, medico specialista in pneumologia e in allergologia e volontario del Naga. «Da richieste di questo tipo è nata l’idea di svolgere un confronto tra le patologie di noi italiani e quelle dei cittadini stranieri irregolari che ogni giorno incontriamo al Naga. Un confronto – dice Meregalli – che ha permesso di raccogliere risultati di estremo interesse e che, ancora una volta, sfatano i pregiudizi più diffusi in questi ambiti». Dai dati raccolti, infatti, «possiamo affermare che complessivamente non ci sono differenze significative circa le patologie riscontrate negli stranieri irregolari e nei pazienti italiani», assicura.

L’INDAGINE – Condotto su una popolazione tra i 18 e i 50 anni, lo studio del Naga ha indagato sulle seguenti aree: apparato osteomuscolare, respiratorio, gastroenterico, cardiovascolare, genito-urinario, problemi ginecologici, malattie metaboliche, malattie psichiche, malattie trasmesse sessualmente, malattie gravi e tubercolosi. I risultati – su pazienti di età media 35 anni al Naga, e 36 anni presso gli ambulatori di Monza – dimostrano che le malattie ginecologiche, dell’apparto genito-urinario, cardiovascolari, metaboliche ed endocrine «incidono egualmente nella popolazione immigrata irregolare e in quella italiana».

PIU’ SANI – Invece le malattie respiratorie, gastroenteriche e psichiche e le malattie gravi sono meno presenti negli immigrati irregolari rispetto agli italiani; solo i dolori articolari e ossei e le malattie della pelle (queste ultime meno rilevanti in termini di salute) sono maggiori tra gli stranieri irregolari. «In conclusione, la ricerca permette di confermare la cosiddetta Teoria del migrante sano», afferma Stefano Dalla Valle della direzione sanitaria del Naga, coautore della ricerca. «Ovvero – spiega – il fatto che ci troviamo di fronte ad una popolazione sostanzialmente giovane e sana su cui vanno a incidere fattori di rischio comuni in situazioni di povertà. Le precarie condizioni di vita, di lavoro, la mancanza di informazioni e lo scarso accesso alle strutture sanitarie gravano pesantemente sul benessere dei migranti, portando ad esaurimento il patrimonio di salute di cui l’immigrato è portatore», prosegue Dalla Valle. «L’erosione nel nostro Paese di questo patrimonio di salute ci sembra il fattore più rilevante e grave. E non – conclude – il pericolo di diffusione di malattie fra i cittadini italiani». (Fonte: Adnkronos Salute)


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