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Un percorso che unisce e non divide Mai : Il mio Cammino di Santiago

Ho appena aperto gli occhi, fuori è buio.Impazienza, emozione, entusiasmo.

Non mi sembra vero: lo sforzo fisico di 12 giorni è solo un ricordo.

Resta il vortice di emozioni che mi sembrava di aver perso lungo la strada ma che ora si concretizzano travolgendomi. Passi uno dietro l’altro, la terra che si solleva al mio passaggio, il profumo di foglie umide, il suono della natura,

le mie scarpe ormai polvere. Il rumore di pensieri nascosti in un angolo in attesa di prendere forma,il sole che pian piano sorge al mio fianco, sono le 7.30 del mattino, lentamente mi avvicino a  Santiago.

In questo mondo dove tutto corre veloce, fermarsi un attimo, rallentare la frenesia che accompagna le mie giornate; è quello che ho immaginato abbracciando questo viaggio, volevo dedicare un po’di tempo a me stessa,a quella me nascosta; desideravo poter incontrare sguardi, mani, piedi, che per motivi diversi o identici,erano con me a condividere quel momento. Volevo capire, capirmi,  volevo tutto questo.

Il cammino ha misurato la mia forza, mi ha fatto conoscere il sacrificio,apprezzare condividere e convivere con le diversità, sono caduta e mi sono rialzata, ho compreso la grandezza di piccoli gesti, di uno sguardo, di una parola.

Eppure non consiglierei mai questo viaggio! Devi sentirlo, non si fa per provare, non è un diversivo,“il cammino è per tutti ma non da tutti”! Se mi chiedessero: “ lo rifaresti?” Si.L’ho rifatto!Non ho intrapreso questo viaggio per motivi religiosi, ma questa esperienza, questi passi, questi luoghi, mi hanno portata a dubitare di ciò in cui pensavo di credere e quindi ad avvicinarmi ad un mondo lontano da me (ma il cammino è ancora lungo!), a sfidare quelle che erano le mie certezze, a mettere tutto in gioco, a mettermi in gioco. Le sensazioni che ho provato  non si possono raccontare, vanno vissute:

colori, suoni, strade che vivono di cammino e camminatori, luoghi che sono storie da raccontare, ed oggi anch’io faccio parte di quelle storie, io sono una storia. Sono quei sentieri, sono quei piedi doloranti, sono io. Sono contenta del mio percorso interiore, contenta di quello che sono, felice di sentirmi viva.

Quando cammini sei solo e sei con tutti, sei unico e sei tanti, sei piccolo e grande. E’ difficile mettere nero su bianco le emozioni di un viaggio così coinvolgente, vorrei riuscire, con le mie sole parole, l’unica cosa che posseggo e che ho da offrire, a far sentire i profumi, le vibrazioni, le atmosfere, far immaginare i colori intensi che accompagnano il cammino e il calore della gente. Il rosso che si confonde e diventa tutt’uno con il giallo e il blu del cielo, l’alba di un nuovo giorno, il verde della foglia sulla quale c’è quella goccia che è lì, sulla punta, quasi in bilico tra il cadere e il restare immobile, come se quell’attimo non finisse mai, come se io potessi restare in quell’attimo per sempre. L’odore di un mattino e di ogni mattino diverso dall’altro, il sapore del caffè appena sorseggiato, i brividi sulla pelle per quel freddo mattutino che accompagna ogni inizio di giornata. La sensazione d’immenso che si prova sulla cima della montagna e l’immenso sotto di me, quell’immenso da vuoto nello stomaco, quell’immenso in cui perdersi. Il soffio del vento sul viso scoperto, quel vento su di me. La nebbiolina che poco a poco si scioglie dinanzi ai miei occhi increduli, la sicurezza nel mio corpo e  nella mia mente che da quell’istante in poi niente è impossibile. Ore 17.30, Santiago! La cattedrale! Sospesa nel vuoto! Serenità, pace! Questo è stato il mio cammino!

”..spogliarsi di ogni incertezza e inseguire il canto anche se per gli altri sarà follia…ancora e qui per dire di si ai miei sentimenti..” (R.Zero).


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